Fatti

Il trapianto incrociato di rene da donatore vivente: regolamentazione e procedure in Italia


Il Centro Nazionale Trapianti (CNT) ha recentemente redatto il "Protocollo per la realizzazione del trapianto di rene da vivente in modalità incrociata (cross-over)" con il quale viene introdotto in Italia il trapianto incrociato. Il Protocollo è frutto di una collaborazione estesa e condivisa che ha coinvolto diverse figure professionali dai chirurghi, nefrologi e immunologi, ai bioeticisti, medici legali e magistrati.
Negli ultimi anni il trapianto incrociato è stato introdotto in vari Paesi dell'Unione europea: Olanda (2004), Germania (2005) e Gran Bretagna (2006). Il documento del CNT presenta le implicazioni di etica della procedura, definisce i requisiti di fattibilità e stabilisce le regole procedurali per la realizzazione da parte dei Centri autorizzati. Inoltre, affronta dettagliatamente tutti gli aspetti necessari per uniformare e coordinare l'intera procedura, dalla valutazione dei potenziali candidati fino al completamento del trapianto. Data la peculiarità dei singoli casi, i professionisti non potranno però esimersi da un'applicazione consapevole e pienamente responsabile.
Il Protocollo prevede che i donatori ed i riceventi, segnalati dai Centri autorizzati, siano iscritti in un Registro unico nazionale realizzato e curato dal CNT che, mediante opportuni algoritmi, identifica il migliore match tra donatore e ricevente. Circa l'idoneità al trapianto il Protocollo stabilisce che si valutino anche aspetti etici, sociali e psicologici. Tale valutazione sarà effettuata da una parte terza a livello regionale e, successivamente, da una Commissione nazionale a livello centrale. La Commissione nazionale è costituita da esperti di tutte le discipline pertinenti (chirurgia, nefrologia, immunologia, etica, psicologia, medicina legale) e da membri di tutte le istituzioni coinvolte (CNT, Ministero della Salute, Centri Interregionali di Riferimento).
Tutti i criteri di eticità riconosciuti per il trapianto da vivente, tra cui anche l'anonimato, devono essere applicati anche al trapianto incrociato. Inoltre, data la circostanza particolare della cessione tra coppie, si devono applicare criteri specifici aggiuntivi rispetto a quelli richiesti per i trapianti da vivente tradizionali. In particolare, si deve assicurare la qualità dell'informazione e del consenso, per evitare ogni commercializzazione o altra forma di interesse e per garantire la migliore tutela dei donatori. Questi ultimi devono infatti essere salvaguardati da qualsiasi condizionamento relativo alle necessità del ricevente. Allo scopo sono allegati al Protocollo modelli per l'informativa e per il consenso.
 
Fonte
Nanni Costa A, Petrini C, Venettoni S. Il trapianto incrociato di rene da donatore vivente: regolamentazione e procedure in Italia (pdf, 58Kb). Sole 24 Ore Sanità, 6 febbraio 2007.

 

In Italia la tecnica che dimezza i trapianti di cornee


Dopo due anni di sperimentazione decolla il Cross-linking. Si tratta di una nuova metodica parachirurgica che consente di bloccare lo sviluppo di una malattia degenerativa della cornea che è una delle prime cause di trapianto: il cheratocono. Il primo corso abilitante a questa tecnica è stato organizzato dall'Oculistica senese coordinata dal professor Aldo Caporossi, direttore del Dipartimento di Scienze Oftalmologiche e Neurologiche dell'Università di Siena. ''È importante - afferma Caporossi - conoscere quali siano le condizioni per cui consigliare ad un paziente di sottoporsi a questa pratica. Per questo abbiamo deciso di organizzare il corso, al termine del quale saranno consegnati ai partecipanti i certificati di abilitazione''.
Il cheratocono rappresenta la maggiore causa di trapianto in Italia e in Europa, e la seconda negli Usa. Secondo lo studio epidemiologico condotto dalla Società Italiana Trapianto di Cornea (SITRAC), rispetto al numero totale di circa 5.300 cornee trapiantate per anno in Italia tra il 1997 e il 2001, circa 2.500 sono destinate al trattamento di patologie della cornea di cui il cheratocono è la principale. ''Il Cross-linking, pertanto, ha una grande rilevanza sociale - conclude Caporossi - in quanto, essendo una tecnica che consente di prevenire la progressione della malattia, è in grado di ridurre notevolmente i trapianti di cornea''.   


Fonte
Ansa


Ricerca

Trapianto combinato cuore-fegato: prime evidenze


Il trapianto combinato cuore-fegato rappresenta una delle frontiere più avanzate della trapiantologia ed è indicato in quei pazienti che non sopravvivrebbero al trapianto singolo di ciascun organo. Fino ad oggi, data la rarità con cui viene effettuato questo delicato intervento, non erano ancora disponibili dati significativi relativi alla sopravvivenza a lungo termine dei pazienti sottoposti a questo tipo di trapianto.
Transplantation pubblica la prima analisi combinata relativa alla sopravvivenza dei pazienti in seguito a trapianto ortotopico di cuore (OHT) associato a trapianto ortotopico di fegato (OLT). L'analisi è stata realizzata combinando i dati provenienti sia dal Registro ufficiale dei pazienti riceventi degli Stati Uniti, sia dalle pubblicazioni apparse nella letteratura internazionale relative a questo tipo di trapianto.
Dai dati relativi ai 36 pazienti iscritti nel Registro statunitense e sottoposti a OHT-OLT sono stati calcolati tassi di sopravvivenza dell'88% e del 78%, rispettivamente ad 1 e 5 anni dal trapianto. Molti pazienti sono sopravvissuti per più di 8 anni in seguito all'intervento. Un'analisi combinata dei dati sul trapianto combinato cuore-fegato pubblicati in letteratura ha stimato un tasso di sopravvivenza dell'84% ad 1 anno dal trapianto.
Per quanto riguarda le condizioni patologiche che possono trarre beneficio dal trapianto combinato cuore-fegato, gli autori dell'analisi hanno riscontrato che l'OHT-OLT può correggere alcune insufficienze metaboliche sottostanti. Mentre sono rari i casi in cui il trapianto combinato OHT-OLT è stato presentato come un trattamento efficace nel caso di gravi disturbi della funzionalità epatica associati a malattie cardiache allo stadio terminale: in queste circostanze la sopravvivenza dei pazienti risulta comparabile a quella registrata dopo trapianti isolati ortotopici di cuore o di fegato.

 

Bibliografia

Barshes NR, Udell IW, Joyce DL, et al. A pooled analysis of posttransplant survival following combined heart-liver transplantation. Transplantation 2007; 83: 95-8. [abstract]

 

Donazione di fegato in seguito a morte cardiaca: quali fattori influenzano la sopravvivenza del graft?


Il prelievo di fegato da donatori defunti per morte cardiaca (DCD) rappresenta uno degli approcci più comunemente utilizzati per ampliare il pool di donatori disponibili. Tuttavia il trapianto di fegato da DCD comporta una minore sopravvivenza del graft nei riceventi.
Una ricerca statunitense, presentata sulla rivista Transplantation, ha analizzato le caratteristiche dei donatori cadavere e dei riceventi associate ad outcome negativi e ha preso in esame quali criteri garantiscono una sopravvivenza del graft in questa tipologia di trapianti sovrapponibile a quella rilevata con organi da donatori defunti per morte cerebrale (DBD), sia in riceventi ad alto che a basso rischio.
Lo studio ha valutato le donazioni inscritte nel Liver Trasplantion Registry dell'United Network for Organ Sharing, l'organizzazione no-profit statunitense che gestisce la rete di donazioni, in un periodo compreso tra gennaio 1996 e marzo 2006. Al suo interno erano inclusi 874 trapianti di fegato da DCD.
Un coefficiente di rischio è stato ricavato utilizzando fattori statisticamente significativi in un modello multivariato di Cox, quali età del donatore, tempo di ischemia fredda (CIT), tempo di ischemia calda (DWIT), eventuali trapianti subiti in precedenza. I criteri favorevoli dei donatori DCD erano: età del donatore ≤ 45 anni, DWIT ≤ 15 minuti e CIT ≤ 10 ore. In base al valore degli indici che mostravano una differente sopravvivenza del graft sono stati ricavati quattro gruppi di rischio. La sopravvivenza del graft nel gruppo con criteri dei donatori DCD favorevoli (84,9% a 1 anno, 75,2% a 3 anni e 69,4% a 5 anni) era comparabile a quella risultante dal trapianto di fegato da donatore defunto di morte cerebrale, con uguali caratteristiche dei riceventi. È stato rilevato che una maggiore età del donatore era maggiormente predittiva di outcome negativi nei trapianti da DCD in confronto a quelli da DBD, in particolare nei casi di riceventi in condizione critiche pre-intervento.  
In conclusione - scrivono gli autori - i graft ottenuti da donatori defunti per morte cardiaca, in giovane età e con tempi ridotti di ischemia calda e fredda, devono essere presi in considerazione per ampliare il pool di donatori disponibili per un trapianto di fegato.


Bibliografia
Lee KW, Simpkins CE, Montgomery RA, et al. Factors affecting graft survival after liver transplantation from donation after cardiac death donors. Transplantation 2006; 82: 1683-8. [abstract]

 

Trapianto di rene incrociato: un programma di successo


Lo scarsità di organi per il trapianto di rene ha spinto anche l'Olanda a tentare di allargare il pool di donatori viventi a quei casi in cui non sia possibile il trapianto "diretto" per incompatibilità tra donatore e ricevente. Le necessarie verifiche di compatibilità includono infatti la compatibilità di gruppo sanguigno (compatibilità AB0) e il cross-match (esame attraverso il quale si misura l'eventuale presenza nel siero del candidato di anticorpi attivi contro le cellule di quel donatore). La presenza di questi anticorpi (cross-match positivo) rende impossibile il trapianto. Per tentare di superare il problema è stato messo a punto un programma per inserire coppie di pazienti non compatibili tra loro, di cui uno in attesa di trapianto e l'altro disposto a donazione, in un database nazionale alla ricerca di un'altra coppia con la quale fosse possibile il match.
Gli outcome di questo programma sono descritti in una ricerca pubblicata dalla rivista Transplantation. Lo studio ha arruolato, da gennaio 2004 a giugno 2006, 146 coppie donatore/ricevente, provenienti da sette differenti centri trapianto olandesi. Le coppie venivano sottoposte a 10 articolate procedure di confronto.
Per 72 delle 146 coppie (49%) si rendeva possibile realizzare lo scambio. Il tasso di successo era significativamente più alto (p = 0,0015) nel gruppo di pazienti con incompatibilità AB0 rispetto a quello con cross-match positivo. I peggiori outcome si verificavano in pazienti AB0 incompatibili, con gruppo sanguigno di tipo 0; tuttavia, anche in questo caso, per 9 di loro (9/53; 17%) si riusciva infine ad effettuare il match.
I ricercatori concludono che il programma di scambio realizzato in Olanda rappresenta un modello di successo che ha condotto ad ampliare il numero di trapianti di rene effettuati con buoni risultati.

 

Bibliografia
Weimar W, de Klerk M, Witvliet MD, et al. A highly efficient living donor kidney exchange program for both blood type and crossmatch incompatible donor-recipient combinations. Transplantation 2006; 82: 1616-20. [abstract]


Formazione

XI Congresso nazionale SITRAC

 

Si terrà dal 22 al 24 febbraio, a Roma, l'appuntamento annuale della Società italiana di Trapianto di cornea (SITRAC). In programma un Simposio della Società Italiana Banche degli Occhi "Il follow-up del trapianto di cornea: significato e strumenti", durante il quale verrà presentata l'attività di prelievo e trapianto di cornea 2006 in Italia e si discuterà dei sistema trapianti in oftalmologia, dell'atteggiamento attuale delle banche degli occhi e del follow-up condiviso.

La partecipazione al Congresso dà diritto all'acquisizione dei crediti formativi per
medici-chirurghi specialisti in oftalmologia, ortottisti/assistenti di oftalmologia, infermieri professionali.


Il programma


logoSegreteria organizzativa
Via della Balduina, 88
00136 Roma
tel. 06 354 971 14
fax 06 353 415 35
e-mail: info@jaka.it


Eventi

Mediterraneo e Medio Oriente alleati per la salute

                
La Sala delle Conferenze internazionali della Farnesina ospita l'8 febbraio il Convegno nazionale "Piattaforma italiana per il partenariato sulla salute nella regione del Mediterraneo e del Medio Oriente", promosso dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero della Salute, d'intesa con la Conferenza Stato-Regioni.

Il Convegno intende proporre un polo di aggregazione italiano per il partenariato sulla salute nella regione del Mediterraneo e del Medio Oriente. L'evento e le iniziative connesse costituiranno la base per una successiva Conferenza internazionale prevista nell'anno in corso. I due appuntamenti si collocano nell'ambito di una strategia volta a promuovere la diplomazia della salute per qualificare la cooperazione nel settore

sanitario quale strumento privilegiato di politica estera dell'Italia verso i Paesi dell'area, valorizzando altresì gli interventi nazionali all'interno di un quadro organico di presentazione e di offerta dell'eccellenza italiana.

 

Il programma (pdf, 11Kb)

 

Segreteria organizzativa

Andrea Baccarini, Patrizia Parodi, Cecilia Prezioso, Anna Rita Saccia
Direzione Generale per i Rapporti con l'Unione Europea e i Rapporti Internazionali Ministero della Salute, Roma
tel. 06 599-42837 -42196
e-mail: p.parodi@sanita.it


Colomba Di Castro, Simone Petroni
Direzione Generale per i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente, Ministero Affari Esteri, Roma
tel. 06 369 14681
e-mail: colomba.dicastro@esteri.it

 

8th International Conference on New Trends in Immunosuppression and Immunotherapy


Berlino ospiterà dal 14 al 17 febbraio l'ottava edizione della International Conference on New Trends in Immunosuppression and Immunotherapy. Tra i principali temi in agenda: dinamica dei meccanismi infiammatori, autoimmunità e infiammazione, immunosoppressione clinica nel trapianti di organi e tessuti.

Il programma


immagine

Segreteria organizzativa

Kenes international
17 Rue du Cendrier
PO Box 1726
CH-1211 Geneva 1
Switzerland
tel. +41 22 908 0488
fax +41 22 732 2850
e-mail: immuno@kenes.com

         
   
     
PER ANDARE ALL'INDICE DEL CNT
PER ANDARE AL NUMERO PRECEDENTE
PER TORNARE AL MENU' PRINCIPALE