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Il Bilancio Indoor 1999.


La stagione delle indoor, da sempre, rappresenta un momento fondamentale per la preparazione di un atleta e durante l'inverno è l'unico modo per gli appassionati per vedere un po' di atletica su pista. Rappresenta un momento fondamentale per vari motivi. Serve agli atleti per farli entrare in una certa ottica di gara, per fargli "sentire" la competizione e non fargli perdere lo stimolo della gara; serve ai tecnici quale momento di verifica. Verifica dei carichi di lavoro effettuati in allenamento, per vedere se nella delicata fase della preparazione invernale si sta andando nella giusta direzione. Capita, infatti, a volte che in gara si riescano a vedere eventuali limiti dell'atleta e sbagli nella preparazione che, in semplici test, sul campo di allenamento non vengono alla luce. In questo modo, si dà la possibilità al tecnico di colmare eventuali lacune in vista della stagione outdoor, che comunque rimane sempre e giustamente quella più attesa. Insomma, le indoor, possono essere considerate quasi un passaggio obbligato durante la preparazione invernale, anche se alcuni allenatori preferiscono far saltare questo tipo di gare ai propri atleti, finalizzando tutta la preparazione per le gare all'aperto.
Nella nostra regione, purtroppo, il malanno storico rimane sempre quello della carenza di strutture adeguate per lo svolgimento di queste manifestazioni. Come è noto, gli unici impianti al coperto funzionanti sono a Roma, con la struttura delle Fiamme Azzurre a Casal del Marmo, e a Rieti. Oltre questi posti, il vuoto.
E' noto anche che queste due strutture risultano inadeguate per il fatto che non si possono svolgere gare più lunghe di 60 metri. Non togliendo nulla ai due impianti (fortuna che ci sono almeno loro!), comunque, una regione come il Lazio, dove risiedono le più grandi squadre a livello nazionale con i più forti atleti italiani e Roma dove c'è un bacino d'utenza più ampio che in altri luoghi, non si può permettere di non avere un impianto al coperto dove poter disputare gare di duecento, quattrocento e più metri. Per chi non è un velocista puro nel Lazio, e ha bisogno di gareggiare su distanze più lunghe, l'unica soluzione è quella di "emigrare" su piste fuori regione. Trovare, infatti, una pista al coperto di un certo livello fuori regione non è impresa ardua come si potrebbe pensare. Ad Ancona, a Firenze, a Napoli, giusto per citare quelle più vicine, esistono piste molto buone con strutture grandi e funzionali dove effettuare il riscaldamento non diventa, come succede da noi, un gran problema.
Quello del Lazio non è solo il problema di non avere piste più lunghe, ma anche quello di avere spazi più grandi. Ad esempio, facendo riferimento a Casal del Marmo, lì è impossibile utilizzare le pedane dell'asta e del lungo contemporaneamente allo svolgimento delle gare di velocità; è completamente "inventata" la pedana dell'alto, lo spazio per il pubblico non esiste, e le persone che vogliono assistere alle gare devono "cercarsi" uno spazio ai lati della pista con il rischio di dar fastidio ai poveri atleti che stanno gareggiando. Altri problemi sorgono quando ci sono manifestazioni di un certo livello dove il numero degli atleti partecipanti è elevato. In quella situazione arriva il caos. Lo spazio ridotto, infatti, fa aumentare in maniera esponenziale il problema del riscaldamento di chi deve gareggiare, e si assiste ad una baraonda generale, dove ognuno, sgomitando, cerca di ricavarsi un piccolo spazio per fare stretching e quant'altro possa servire per affrontare una gara di velocità.
Se si riuscisse a trovare, non necessariamente a Roma ma in regione, uno spazio adeguato dove poter gareggiare in situazioni quantomeno normali, dove poter svolgere gare di corsa più lunghe di 60 metri, dove gli atleti si possono riscaldare senza sgomitare, dove il pubblico ha un posto riservato e dove svolgere più gare contemporaneamente, se si riuscisse a fare questo miracolo di sicuro ne guadagnerebbe tutto il movimento dell'atletica non solo laziale ma nazionale. In questo modo il Lazio avrebbe, al pari di tante altre regioni, una struttura adeguata evitando di costringere gli atleti della nostra regione ad affrontare dei viaggi inutili per gareggiare; così magari nel Lazio si potrebbe finalmente ospitare qualche manifestazione nazionale.
Attenzione, non si sta parlando di un impianto ad uso esclusivo dell'atletica (è chiedere troppo di questi tempi), ma di un impianto che si possa utilizzare anche per altri tipi di manifestazioni sportive e riunioni di vario genere.
Quanto dovremo aspettare affinché tutto ciò divenga realtà? Se si vuole essere ottimisti si potrebbe rispondere che bisogna ancora aspettare un po' di tempo, se si vuole essere realisti si può rispondere che forse tutto questo rimarrà un sogno ad occhi aperti; d'altronde, si sa che l'atletica è uno sport di sudore e di duri sacrifici!