Eurolega al via, Italia in 2ª fila
Parte la rassegna continentale con i campioni del Cska Mosca subito di scena in casa della debuttante Napoli. Da scoprire il potenziale di Roma, Fortitudo Bologna e Treviso
MILANO, 25 ottobre 2006 - La prima volta di Napoli tra le grandi continentali contro i campioni del Cska Mosca, regala un momento di storia all’Eurolega delle italiane. Reduci dalla peggior stagione ogni epoca in campo internazionale, assenti dalle ultime due Final Four e a cinque anni dal titolo conquistato dalla Virtus Bologna, le nostre squadre non sono tra le prime nei pronostici. Cska, Tau, Panathinaikos, Barcellona, Maccabi, Efes Pilsen, Unicaja sono superiori, almeno altre cinque squadre pari. Significa che anche il passaggio alla Top 16 (si qualificano le prime cinque di ogni girone e la migliore sesta) potrebbe rappresentare un problema, come l’anno scorso quando Milano e Siena si sono arenate al primo turno.
POTENZIALE. Mai come oggi è stato difficile conoscere il vero potenziale delle squadre italiane. Roma, che ha Bodiroga e Hawkins, due stelle continentali, parte incompleta. Repesa si dichiara deluso e preoccupato, ma i margini di crescita sono inimmaginabili. La Fortitudo, sulla carta, è da Final Four: in campo, non è ancora una squadra. E’ la chimica a non funzionare, soprattutto tra le star Edney-Belinelli-Bluthenthal. Ma in Europa, non deve fare il turnover e può schierare tutti gli stranieri. Treviso ha perso il capocannoniere europeo 2006, Nicholas, Siskauskas e Bargnani. Crescerà quando anche i nuovi entreranno nel sistema Blatt, ma è leggera. Napoli ha tutto per far bene anche a livello continentale: poche avversarie sono così potenti e atletiche. Ma pagherà un prezzo all’Europa, almeno fino a quando Tierre Brown non darà un contributo più solido. L’effetto del quarto extracomunitario, introdotto quest’anno, non appare decisivo per rilanciare le nostre ambizioni.
UNDICI. Non è soltanto l’Italia ad aver perso competitività. L’Eurolega, quest’anno, ha dato alla Nba undici giocatori tra i quali il numero 1, Anthony Parker, il campione del Mondo, Jorge Garbajosa, e il vicecampione Vassilis Spanoulis, la prima scelta assoluta Andrea Bargnani. Numericamente, il bilancio è meno traumatico rispetto agli ultimi 2 anni, per il ritorno di ottimi europei come Macijauskas, Planinic, Monya, Kasun, Welsch. Ma l’impoverimento resta: il giocatore col miglior passato Nba arrivato quest’anno è Tony Delk, che ha chiuso l’ultima stagione a Detroit (23 partite, 7.8 punti di media). In Italia l’effetto è ancora più evidente, perché abbiamo perso altre stelle rubando alle avversarie d’Eurolega il solo Trepagnier (dall’Ulker).
FUTURO. Se, in campo, possiamo solo sperare che le nostre squadre riescano a esprimere nel corso della stagione tutto il loro potenziale, è fuori dove l’Italia si gioca il futuro. Mancano meno di tre anni dall’introduzione del minimo di capienza, 9000 spettatori, imposto dall’Eurolega. Solo Roma, l’unica già in regola con l’Eur, sta pensando di costruirne uno più moderno (del nuovo Mario Argento napoletano ne parleremo solo quando sarà finito...). Il pubblico potrebbe rappresentare un altro problema. I nostri club devono dare un messaggio forte su cosa vogliono fare da grandi, lavorare per un futuro che necessita di scelte coraggiose, investimenti tecnici e economici ingenti. Devono decidere se accettare come ineluttabile la nostra marginalizzazione o mettere in campo idee e novità per ribaltare la tendenza. E’ il primo passo per tornare a vincere.
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