BERBIZIER: IL BILANCIO DEL 2006, IL PERCORSO DEL 2007


INTERVISTA AL CT DEGLI AZZURRI

Roma – Pierre Berbizier, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Rugby, siede sulla panchina Azzurra dall’aprile del 2005.


Sarà lui a traghettare l’Italia verso i Mondiali di Francia, al via il prossimo 7 settembre (per l’Italia, esordio l’8 settembre a Marsiglia contro la Nuova Zelanda), dopo un 2007 di grande intensità ed impegno. Un 2007 che per gli Azzurri inizierà a Roma, il prossimo 3 febbraio contro la Francia, nel match inaugurale del 6 Nazioni.


Ecco il bilancio del CT per il 2006 e la rotta da seguire per il 2007:


Pierre Berbizier, va in archivio il suo secondo anno da CT Azzurro. Nel 2006 i numeri parlano di un’Italia capace di vincere quattro partite, pareggiarne una storica a Cardiff contro il Galles, e perderne sette. Il suo bilancio?

“E’ un bilancio positivo. Continuiamo a costruire il nostro gruppo, a lavorare sul nostro gioco. Siamo una squadra in crescita, una verità che emerge confrontando la partita con l’Australia del 2005 e quella del 2006: siamo passati da 50 punti di scarto ad una concreta possibilità di vittoria. In novembre, tanto contro i Wallabies che contro l’Argentina, abbiamo perso noi la partita più di quanto i nostri avversari l’abbiano vinta”.


Il passo successivo adesso quale è?

“Imparare a vincere quando, come contro Australia ed Argentina, ne abbiamo la possibilità. Lavorare sui dettagli, che rappresentano il grande spartiacque tra l’alto ed il medio livello. Perché le basi del nostro gioco, di un gioco italiano, ci sono e sono valide: il nostro livello medio si è innalzato e lo si è visto contro squadre che ci seguono nel ranking come Portogallo, Russia, Canada”.


I test di novembre, in particolare, hanno restituito l’immagine di un grande equilibrio nell’alto livello internazionale tra le prime dodici classificate del ranking IRB. Quale è la sua impressione in merito?

“Io credo che, in questo momento, sia possibile dividere ulteriormente in tre gruppi le prime dodici squadre del ranking. Nel primo gruppo (ride) c’è la Nuova Zelanda. Nel secondo gruppo vedo l’Irlanda, la Francia, l’Australia, l’Argentina, il Sudafrica, il Galles e l’Inghilterra. L’Italia è nel terzo gruppo, insieme a Scozia, Fiji e Samoa”.


Alla luce anche dei risultati dei test di novembre – crisi dell’Inghilterra, Irlanda in crescita, Francia in chiaroscuro – cosa si aspetta dal prossimo 6 Nazioni?

“Fare pronostici, quando si parla di una competizione come il 6 Nazioni, è sempre estremamente difficile. La prima giornata rappresenta sempre un’incognita, nei primi 80’ possono rompersi certi equilibri e crearsene di nuovi. Il turno inaugurale, anche quest’anno, sarà importantissimo”


. Dall’Italia, in particolare, cosa si attende?

“Ripeto: l’obiettivo è continuare a costruire in vista dei Mondiali di Francia 2007. Alla Nazionale chiedo di giocare un rugby efficace, di proseguire nella propria crescita”.


I Mondiali e la prima qualificazione ai quarti di finale nella storia del rugby italiano sembrano essere il fine ultimo del 2007 per la Nazionale. Il fatto che la rassegna iridata si disputi nella “sua” Francia è per lei uno stimolo in più?

“Non è la sfida di Pierre Berbizier. E’ una sfida collettiva di tutta la Nazionale, è soprattutto una grande opportunità per il rugby italiano di dimostrare il proprio valore a tutto il nostro movimento in un Paese geograficamente vicino all’Italia. Per me, è un piacere poter partecipare a questa sfida”.


Il 14 giugno, al rientro dal tour in Sudamerica, dovrà annunciare una lista di 50 giocatori. Due mesi dopo, dovrà scegliere i suoi 30 uomini per i Mondiali. C’è ancora spazio per esperimenti?

“Durante le qualificazioni ai Mondiali, contro Portogallo e Russia, abbiamo provato alcuni giocatori interessanti in prospettiva Azzurra. Altri sono stati visionati nella finestra internazionale di novembre contro Australia, Argentina e Canada. Abbiamo un gruppo in testa per i Mondiali, ed in questo gruppo ci sono ancora dei posti liberi. In una manifestazione come la Coppa del Mondo, ogni singolo elemento sarà fondamentale: nel rugby moderno, la profondità e la qualità della panchina, degli atleti a disposizione, sono più importanti della qualità del XV titolare. E’ la profondità della panchina a poter fare la differenza ad alto livello”.


Nell’ultimo raduno di Viadana sono stati invitati a partecipare gli staff tecnici dei club di Super 10. Come si articola in questo momento il lavoro dello staff Azzurro con quello delle maggiori Società?

“Concentrando le forze, lavorando insieme ai tecnici ed ai preparatori delle Società come è stato fatto a Viadana nei giorni scorsi. La strada da seguire è questa. Non mi stanco di ripetere che lo staff della Nazionale è e rimane a disposizione delle Società, per lavorare tutti assieme, nessuno per conto proprio”.



26/12/06

FIR - FEDERAZIONE ITALIANA RUGBY