LETTERA APERTA: Il Presidente della FCI Renato Di Rocco scrive al
Presidente UCI McQuaid esortandolo ad aprire il
confronto sulla crisi in atto
Caro Pat,
ho letto della Tua dichiarazione del 28 luglio e condivido
In passato ho sostenuto
La situazione è sotto gli occhi di tutti, anche di
quelli che abitualmente non sono interessati ai risultati del ciclismo. L’hai
definita “devastante”, al punto da dichiararTi
“furioso e disgustato”. E lo è davvero, tanto più sapendo che l’UCI e qualche
federazione nazionale sono all’avanguardia nella lotta
al doping e che utilizzano gli strumenti e le metodiche più avanzate messi a
disposizione dalla scienza.
Eppure, in termini di credibilità e d’immagine il
risultato non cambia. Anzi!
Ciò che è avvenuto prima del Tour de France dimostra
che l’impianto non funziona e che dobbiamo riscrivere il nostro futuro.
Ma per farlo occorre guardare le cose per quello che sono,
senza nasconderci verità spiacevoli.
Il punto essenziale è che l’UCI ha delegato una sua specifica, delicatissima
competenza in materia regolamentare ed etica ad altro soggetto, che per sua
natura rappresenta interessi privatistici e di parte,
non certo quelli dell’intero movimento: l’Associazione
dei Gruppi Sportivi appartenenti al Protour.
In pratica, gli è stata concessa l’autorità di ergersi come una sorta di
“comitato di garanzia” che stabilisce e gestisce le regole al di fuori della
giurisprudenza sportiva e ordinaria, con la presunzione di difendere, con i
propri interessi, anche quelli degli organizzatori e di tutto il ciclismo.
Ed ecco il quadro che abbiamo davanti: l’immagine di una
corsa gloriosa come il Tour de France ridotta in
polvere, il nostro sport messo alla gogna mediatica. E i team stessi con le ossa rotte e allo sbando.
Caro Pat,
sono certo che la situazione ha travolto le tue vere intenzioni. Come possono questi soggetti, con i meccanismi messi in opera,
garantire una trasparente gestione degli eventi, il rispetto dei valori e delle
regole, quando non sono neppure in grado di difendere i propri interessi?
Davvero il patrimonio dell’etica può essere affidato a chi persegue i propri
obiettivi di marketing ed economici ed è disposto ad esercitare ogni pressione
sugli atleti pur di raggiungerli? Non diventa il “codice etico” una copertura
ipocrita, nell’illusione di uscire puliti da un mare che loro stessi hanno reso
torbido prima ancora che il marcio sia portato a galla da un processo e da una
sentenza?
Mi pongo domande che, sono certo, anche Tu Ti sei posto. Occorre che il timone
torni al più presto nelle mani dell’UCI, se vogliamo uscire da questo pantano.
Ho provato più volte, da quando sei stato eletto
Presidente, di farTi comprendere quanto l’Unione
Ciclistica si sia allontanata dalla esigenze delle Federazioni nazionali, dalla
specificità e dai valori della nostra disciplina.
Ancora una volta, nel momento forse più delicato della nostra organizzazione
mondiale, quando il ciclismo è al centro dell’attenzione,T’invito
in spirito di amicizia e nell’interesse del nostro sport a riflettere.
Apri porte e finestre della magnifica struttura realizzata ad Aigle. Fa che sia la vera “casa del ciclismo mondiale”,
finalizzata alla sua promozione e al suo sviluppo, così com’era stata
concepita, e non solo uno strumento di marketing per realizzare
proventi che in nessun modo tornano alle Federazioni Nazionali, ma che, al
contrario, sottrae a loro risorse.
Caro Pat,
non fraintendermi. Le mie esortazioni sono volte a sostenerTi in questo difficile momento, aiutandoTi a caratterizzare con maggiore efficacia il Tuo
ruolo di Presidente mondiale e
Sei alla guida di un movimento planetario che, in virtù della sua grande tradizione e popolarità, sta vivendo una seconda
giovinezza. La bicicletta, oggi, rappresenta uno stile di vita, interpreta
bisogni reali di salute, ecologici, di difesa dell’ambiente, di
attività e di svago sempre più diffusi nella società contemporanea.
Se non riusciamo ad esplorare ed esprimere tutte queste
potenzialità è solo colpa nostra.
Ti prego, fermati e rifletti. Abbandona la posizione di rigidità assunta
dall’UCI e cerca di stemperare la conflittualità
esistente tra le varie componenti che operano nel ciclismo.
La situazione attuale è frutto del sistema vigente. Quindi
è necessario, anzi obbligatorio, trovare altre strade altre soluzioni.
Chiama subito a rapporto tutte le componenti, confrontaTi, coinvolgici.
Sei il nostro Presidente e siamo tutti pronti ad aiutarTi nella ricerca di un nuovo modello, più adeguato
alla nostra realtà e ai nostri valori, più semplice ed umano, più rispettoso
delle regole, dei rispettivi ruoli e competenze.
Un modello più aderente alla nostra disciplina e alle nostre
tradizioni.
E’ un impegno ed una responsabilità che Ti sei assunto e che non puoi delegare
ad altri.
Attendo con fiducia
Renato Di Rocco
Ufficio Stampa FCI
02/08/06