Addio a Eddie Crook, oro olimpico a Roma '60

 

Il primo ed unico militare nella storia della boxe capace di conquistare una medaglia d'oro olimpica. Verrà ricordato così il pugile americano Eddie Crook, morto lunedì scorso all'età di 76 anni a Montgomery, Alabama.    

 

Nato a Detroit il 19 aprile 1929, Edward Crook jr. intraprese in giovane età la carriera militare diventando sergente nell'esercito degli Stati Uniti d'America nel reggimento di Fort Campbell nel Kentucky. Una scelta che non gli impedì di coltivare il suo innato talento per la boxe ed il football americano, due sport dove raggiunse livelli di assoluta eccellenza senza, peraltro, passare mai professionista.

Tra le dodici corde Crook partecipò, infatti, a ben due competizioni olimpiche: quella di Melbourne del 1956 (un grave infortunio alla mano destra gli impedì di accedere alla fase finale) e quella di Roma del 1960, dove conquistò la medaglia d'oro nella categoria dei pesi medi al fianco di quello straordinario talento che rispondeva al nome di Cassius Clay (anch'egli medaglia d'oro nei mediomassimi). In finale superò ai punti, con verdetto controverso (3-2), il polacco Tadeusz Walasek

Malgrado il prestigioso successo, Crook preferì le fatiche della vita militare a quelle ben più remunerative dell'attività professionistica. Fu così che alla medaglia d'oro olimpica conquistata sul ring si aggiunsero ben presto la "stella d'argento" e la "stella di bronzo" tributategli dall'esercito americano per le sue due campagne in Vietnam.   

Un'esperienza che Crook stesso non esitò a definire "infernale" parlando molti anni dopo con il suo ex compagno di squadra Wilbert "Skeeter" McClure, anch'egli medaglia d'oro olimpica a Roma nel 1960 (sconfisse nella finale dei medi jr. il nostro Carmelo Bossi). 

Come ricordato in precedenza, la boxe non fu l'unica passione sportiva della vita di Crook: oltre ad essere un ottimo nuotatore, l'americano fu anche validissimo "quarterback" nella squadra di football dei "Berlin Bears".    
 
"In realtà non andava matto per la boxe" - ricorda la moglie Fannie - "il pugilato è uno dei tanti sport in cui ci sapeva fare. Tuttavia gli è servito moltissimo per insegnare ai nostri figli l'importanza della disciplina e dell'allenamento. Quando mostrava loro le tecniche fondamentali della boxe, lo faceva sempre con il sorriso sulle labbra".
 
"Quando ci mostrava "minaccioso" la medaglia d'oro olimpica" - ricorda la figlia Alison - "diceva sempre: non è di me che dovete avere paura ma di vostra madre".

 

 

mondoboxe.it

29/07/05