Settantacinque. Una cifra importante, che fa pensare alla storia
del nostro Paese. Nozze di platino, come si dice, tra il tennis e l'Italia,
attraverso la memoria di un torneo che ha fatto grande il tennis e molti dei
suoi protagonisti.
Tra guerre e altri ostacoli gli Internazionali d’Italia, è vero, ne hanno persi
alcuni, di anni. Ma un fatto è che nacquero esattamente 75 anni fa. Scorrendo
l'anagrafe dei tornei, il più vecchio è Wimbledon , con i suoi 126 anni (117
edizioni) ma, dopo gli Us Open e il Roland Garros, gli Internazionali, con i
suoi 75 anni e le 62 edizioni, è tra i tornei più carichi di storia e di
nobilità del mondo.
Le cose andarono così. Nella primavera del 1929 il Conte Alberto Bonacossa,
allora presidente del Tennis Club Milano, si recò ad assistere a Parigi ai
Campionati internazionali di Francia, che furono vinti da René Lacoste, e a
Londra, al torneo di Wimbledon, vinto dall'altro moschettiere, Henri Cochet. Ne
ritornò entusiasta e al convocò subito gli altri dirigenti del circolo
proponendo loro di realizzare anche in Italia un torneo internazionale di
prestigio. La proposta di Bonacossa fu accolta entusiasticamente e vennero così
gettate le basi per la disputa, l'anno successivo, della prima edizione dei
Campionati Internazionali d'Italia.
Si giocò in aprile, con la partecipazione di William "Big Bill"
Tilden, una leggenda vivente. Benché già trentasettenne, Tilden era ancora tra
i primi del mondo e quello stesso anno avrebbe conquistato il suo terzo titolo
di Wimbledon, dopo quelli del '20 e del '21. Tilden vinse senza perdere un solo
set e in finale inflisse una severa batosta (61 61 62) a Uberto De Morpurgo,
triestino di madre inglese che era allora numero uno d'Italia. Fu un grande
successo di pubblico e ben tremila persone assistettero allo scontro tra il
grande favorito e la speranza italiana. Poi Tilden vinse anche la gara di
doppio. Il singolare femminile si concluse con la vittoria della venticinquenne
spagnola Lily De Alvarez, nata a Roma dove suo padre era diplomatico e che era
famosa per vestire sul campo in modo davvero originale per quei tempi. Lily
batté in finale Lucia Valerio con lo strano punteggio di 36 86 60. De Morpurgo,
dal canto suo, si consolò della sconfitta subita contro Tilden in singolare vincendo
il doppio misto con la De Alvarez, che a sua volta completò i suoi successi
vincendo anche il doppio femminile proprio con la Valerio.
Il torneo si giocò al Circolo Bonacossa ancora per altri quattro anni e il
campo dei partecipanti si allargò a Cochet, all'inglese Hughes, all'emergente
francese Andrè Merlin e alla sua connazionale Ida Adamoff. Nel '34 fu
finalmente un italiano a iscrivere il nome nell'albo d 'oro, Giovannino
Palmieri, che vinse in finale su Giorgio de' Stefani, favorito della vigilia.
Con il 1934 calò il sipario sugli Internazionali milanesi perché il più
importante evento tennistico d'Italia stava per essere trasferito a Roma, al
Foro Italico.
Nel 1935 era presidente della Federazione Italiana Tennis l'onorevole
Alessandro Lessona. Fu presa una decisione politica e Lessona spostò il massimo
torneo italiano nel nuovissimo Foro Mussolini. Per quella prima edizione romana
la FIT decise di assicurare presenze importanti e vennero così a giocare ben
sei dei primi dieci giocatori del mondo. Vinse a sorpresa il ventitreenne
americano Wilmer Hines su Palmieri, che non riuscì a difendere il titolo, e
anche nel femminile l'italiana Valerio cedette alla tedesca Hilde Sperling.
L'anno successivo, poiché l'Italia era impegnata nelle campagne d'Africa
Orientale, gli Internazionali furono sospesi nel quadro delle celebri “inique
sanzioni”. Visto il successivo scoppio della Seconda Guerra Mondiale,
l'interruzione finì per durare molto a lungo, la bellezza di 5 anni.
Si riprese negli anni Cinquanta, sempre al Foro, che non era cambiato. Furono
le edizioni gloriose del cecoslovacco Drobny, degli americani Trabert e Patty e
dell'italiana Annalies Bossi, vincitrice a sorpresa nel 1950. Ma furono anche
gli anni di Gianni Cucelli, dei fratelli Del Bello e del giovanissimo Lewis
Hoad, un australiano biondino dall'aria timida che diventò di lì a poco un
dominatore del doppio insieme con un suo connazionale, un certo Ken Rosewall...
Il '55 vide in finale per la prima volta due italiani, Fausto Gardini e Beppe Merlo,
evento che si ripeté nel '57, con Merlo che invece in singolare poté poco
contro un giovane esordiente romano dal braccio incantato, Nicola Pietrangeli.
Nel 1961 il torneo subì un nuovo trasferimento, a Torino, ma solo per un anno e
in occasione della celebrazione del Centenario dell'Unità d'Italia. Vinse di
nuovo Pietrangeli e contro un lotto di partecipanti dai nomi altisonanti come
Rod Laver, sconfitto in finale, Manolo Santana, Roy Emerson. In campo femminile
si affacciarono poi la spagnola Ester Bueno, dominatrice in quegli anni, e
Margaret Smith (poi anche Court), vincitrice per tre anni di seguito (dal '62
al '64) e soprannominata "the arm", il braccio.
Negli anni Sessanta il torneo si consolidò, diventando una prova
importantissima nel calendario internazionale anche in concomitanza con
l'apertura ai professionisti: sfilarono sui campi del Foro Italico l'emergente
"olandese volante" Tom Okker e il simpaticissimo australiano John
Newcombe, subito beniamino delle spettatrici romane. Nel 1969 fece il suo
esordio anche un giovanissimo Adriano Panatta, non ancora diciannovenne,
battuto dal più esperto e tranquillo Manolo Orantes. La novità fu rappresentata
da un americano di colore, gentiluomo sia in campo che fuori, che di lì a poco
doveva lasciare un segno nella storia del tennis. Si chiamava Arthur Ashe.
Ma è negli anni Settanta che gli Internazionali vivono il grande boom, con
l'ascesa di un ragazzetto biondo che cambierà il gioco del tennis, Bjorn Borg,
con la prima vera invasione di giocatori dall'est europeo quali i rumeni Ilie
Nastase e Ion Tiriac, il cecoslovacco Ian Kodes, gli jugoslavi Nikki Pilic e
Zeljko Franulovic, il sovietico Alexander Metreveli, l’ungherese Balasz
Taroczy, il polacco Ian Fibak. Ma quel decennio rimane alla storia per il
trionfo di Adriano Panatta, che nel '76 diventa subito eroe nazionale vincendo
nel corso di un mese prima Roma e poi anche Parigi. Il successo del torneo e
dei suoi eroi acquista una portata mondiale e gli italiani scoprono il grande
amore per il tennis. Al Foro Italico si affacciano le folle, soppiantando i
vecchi aficionados di un tempo e il tennis diventa in Italia uno sport popolare
anche al femminile, dove grandissime giocatrici come Martina Navratilova,
Evonne Goolagong e Chris Evert, regina con cinque vittorie, riescono ad
attrarre il pubblico con la stessa intensità dei loro colleghi maschi.
Gli anni Ottanta furono sicuramente meno interessanti dal punto di vista
agonistico anche se il torneo fece comunque registrare alcune importanti
novità. Prima di tutto la gara femminile fu trasferito a Perugia, da dove
riprenderà la via di Roma nel 1987, e poi venne inaugurato per la prima volta
il Villaggio dell'Ospitalità, un elemento necessario al settore marketing e che
diventerà un tratto distintivo del torneo romano, affiancato ora anche da
serate alla "Dolce Vita". In campo maschile i primi cinque furono gli
anni dei terraioli, visti i successi degli argentini Gullermo Vilas, Josè Luis
Clerc e Alberto Mancini e dell'ecuadoriano Gomez, vincitore due volte. E c’era
Lendl, che però avrebbe vinto solo nella seconda metà del decennio. Nel
femminile, invece, oltre al dominio incontrastato della Evert dall'80 all'82,
nell'albo d'oro iscrissero il nome un'ungherese, la Temesvari, una bulgara, la
Maleeva e, finalmente, un'italiana, Raffaella Reggi.
Nella seconda parte degli Ottanta, però, la musica cambiò e fecero la loro
comparsa sui campi del Foro Italico un francese tutto pepe dalla pelle scura,
Yannich Noah, e uno svedese che sembrava una copia un po' sbiadita di Bjorn
Borg. Era Mats Wilander, che vinse in anno importante, l' 87, in cui successero
molte altre cose. Il torneo femminile ritornò a Roma, per la prima svolta dette
spettacolo l'allora ventottenne John McEnroe che, fino a quel momento, non
aveva osato accostarsi alla lenta terra romana e il titolo femminile fu vinto
da una tedeschina dal gioco implacabile, Steffi Graf, che battè in finale
un'argentina dagli occhi dolci di nome Gabriela Sabatini: Gaby entrò nel cuore
degli italiani per non uscirne mai e, dopo quella sconfitta, non perse
praticamente più, aggiudicandosi il titolo di Roma per ben quattro volte tra il
1988 e il 1989, eguagliata solo da un'altra giocatrice di lingua spagnola,
Conchita Martinez, che dette del filo da torcere a tutte le altre per buona
parte degli anni Novanta. Anni, questi, caratterizzati da un "new
deal" del tennis maschile, fatto sempre più di forza e muscoli. Un tennis
magnificamente interpretato da gente come Thomas Muster e Jim Courier, con
buona pace dell'elegantissimo Pete Sampras, vincitore nel '94 e mosca bianca in
un universo che stava ormai cambiando. Nel femminile, venne invece il tempo
delle bambine prodigio Martina Hingis e Monica Seles, stroncate poi dagli
infortuni ma anche dall'avvento del ciclone Serena.
Il torneo, dunque, è riuscito a "scavallare" il millennio e, al
contrario di quanto è successo ad altri importanti eventi che nel corso degli
anni hanno dovuto cedere il passo per stanchezza o inadeguatezza, ce l'ha
sempre messa tutta per stare al passo con il tennis che cambiava.
Oggi, a dispetto degli anni, il torneo si è ringiovanito: ha aperto i cancelli
al grandissimo pubblico, alla promozione tra i giovani, alle charities, alle
stelle del presente ma anche del passato. E, soprattutto, ha aperto alle grandi
aziende, che non sono riuscite a sottrarsi al desiderio di incrociare il
proprio nome con quello di un torneo così antico e al tempo stesso così
presente nella realtà di questo sport da essere stato incluso nella elite degli
appuntamenti mondiali.
Un torneo che non ha mai avuto bisogno di vivere di luce riflessa da altre
fonti che non siano state la sua stessa grande tradizione, il suo charme, le
sue atmosfere cinematografiche.
Un torneo che misura il tempo. E non solo il tempo del tennis.
Beatrice Manzari
F.I.T. - FEDERAZIONE ITALIANA TENNIS
18/03/05